La guerra tra Russia e Ucraina potrebbe avere un grande impatto sul mercato delle patate.

da Il Corriere Ortofrutticolo pubblicato 21 marzo 2022

“Il conflitto rischia di mettere in crisi l’economia di molti Paesi, a causa dell’enorme importanza che l’Ucraina e la Russia rivestono come produttori di materie prime, in particolare di materie prime agricole, tra cui le patate”.

Domenico Citterio

Ad osservarlo è Domenico Citterio (nella foto), vice presidente di Fruitimprese Veneto e a capo dell’omonima azienda di San Martino Buon Albergo (Verona), specializzata nella commercializzazione di patate.

L’Ucraina, ricorda l’imprenditore scaligero, con 20.838.000 tonnellate e la Russia con 19.607.360 tonnellate nel 2020 sono state rispettivamente il terzo ed il quarto Paese produttore nel mondo, dopo Cina (78.236.600 tons) e India (51.300.000 tons). L’Italia è quarantesima ed è un’importatrice netta, poiché la produzione nazionale non è sufficiente a coprire il fabbisogno.

“La produzione di patate non è un’esclusiva europea od americana – precisa Citterio. “Al contrario: la patata è diventata una materia prima agricola fondamentale in Asia, dove ha addirittura spodestato il riso come quantitativo prodotto e consumato (non dimentichiamo che la Russia ricade per circa il 77% del suo territorio in Asia, anche se la sua capitale è in Europa). E l’Asia è il continente più popolato, con circa il 60% della popolazione mondiale”.

Ma quali potrebbero essere le conseguenze della guerra in Ucraina per quel che riguarda il commercio delle patate?

Sono quattro i possibili tipi di conseguenze: “Le conseguenze dirette sul mercato, derivanti dalla possibilità o meno di spostare volumi di prodotto verso l’Ucraina e/o la Russia; le conseguenze derivanti dall’impatto che la guerra avrà sul mercato delle altre materie prime agricole (grano e mais), che di riflesso influenzerà anche la propensione degli agricoltori a seminare un prodotto piuttosto che l’altro; le conseguenze derivanti dalle sanzioni nei confronti della Russia, importante produttore e fornitore di fertilizzanti; le conseguenze derivanti da un eventuale blocco delle forniture di gas”.

Le conseguenze dirette sul mercato delle patate

“Nel breve periodo – premette Citterio – un impatto sui paesi UE sarebbe quasi nullo per quel che riguarda le patate da consumo, perché già da molti anni le transazioni commerciali con la Russia sono vietate e quelle con l’Ucraina molto limitate, essendo appunto l’Ucraina un grosso produttore ed avendo entrambi i paesi quote di import/export percentualmente limitate rispetto ai volumi prodotti (sebbene importanti in senso assoluto, proprio a causa dell’enormità delle produzioni), per cui in sostanza nel breve periodo non cambierebbe niente.

Il discorso però è molto diverso per quel che riguarda le patate da semina e per quello che potrebbe succedere anche sul mercato delle patate da consumo nel medio-lungo periodo: infatti Russia ed Ucraina sono forti compratori di patate da semina dall’UE e le attuali operazioni belliche stanno bloccando le spedizioni previste per le semine primaverili, principalmente per due motivi:

a) l’impossibilità di trovare trasportatori disposti a viaggiare verso l’Ucraina e la Russia

b) possibile rischio di credito nei confronti della Russia nel caso di un blocco dei pagamenti in valuta, in seguito alla prospettata esclusione della Russia dal circuito Swift.

Il risultato – sottolinea il vice presidente di Fruitimprese Veneto – è che migliaia di tonnellate di patate da semina sono ferme nei magazzini delle ditte sementiere di Francia, Olanda e Germania, pronte per essere spedite, ma non si sa se ciò potrà effettivamente avvenire in tempo per la semina, che in quei Paesi normalmente avviene nel mese di aprile (anche maggio in Russia).

Il tempo stringe e le operazioni di spedizione e distribuzione rischiano di non essere condotte a termine in tempo utile, o addirittura di non esserlo affatto, se continuasse ad essere logisticamente o finanziariamente impossibile l’acceso al mercato ucraino e russo”.

Ma cosa succederebbe se le spedizioni dalla UE di patate da semina verso Russia ed Ucraina non si potessero compiere?

“Prima di tutto ci si troverebbe ad avere ingenti quantitativi di patate da semina invendute giacenti in Francia, Olanda e Germania, con ripercussioni sicuramente negative sul mercato europeo e sui bilanci delle ditte sementiere, che si troverebbero ad avere un forte danno economico immediato, oltre a vivere nell’incertezza riguardo alla riapertura di due mercati così importanti nel futuro. Alcune ditte potrebbero trovarsi a dover rivedere completamente i propri programmi di moltiplicazione per i prossimi anni, con riduzione di produzione e quindi di vendite e di introiti.

Inoltre ci sarebbe una mancanza di patate da semina sui mercati ucraino e russo, che aprirebbe diversi scenari possibili:

Il primo scenario è che Russia ed Ucraina potrebbero tentare di rivolgersi ad altri fornitori, ma sono pochi i Paesi al mondo, al di fuori della UE, in grado di fornire un quantitativo sufficiente di patate da semina in tempi relativamente brevi: USA, Canada, Regno Unito, Cina, India e qualche Paese sudamericano. Escludendo per ovvi motivi gli USA, il Regno Unito ed il Canada, tra gli altri andrebbero esclusi per motivi di stagionalità e di logistica anche i paesi sudamericani, quindi i soli potenziali fornitori potrebbero essere Cina e India. Ma la qualità delle patate da semina cinesi o indiane non è paragonabile a quella delle patate da semina europee ed i costi di trasporto per consegnare in tempo sarebbero proibitivi: infatti un trasporto via terra dovrebbe attraversare tutta la Siberia in un periodo ancora invernale, mentre un trasporto via nave richiederebbe tempi molto lunghi, incompatibili con il periodo delle semine, rendendo di fatto inutili le forniture. Se esse anche arrivassero in tempo, ci sarebbe comunque da aspettarsi che le rese del prossimo raccolto fossero scarse, in conseguenza della scarsa qualità del seme asiatico. Ritengo pertanto questo scenario poco probabile.

Il secondo scenario è che Russia ed Ucraina usino molto seme riprodotto autonomamente dagli agricoltori, compensando così parzialmente le mancate importazioni. Questo è lo scenario più probabile, ma che deve fare comunque i conti con alcune limitazioni oggettive: 1) sarà effettivamente possibile seminare in Ucraina? Le vicende belliche potrebbero infatti tenere la gente lontana dai campi; 2) le patate da seme autoriprodotte non sono altro che il sottomisura delle patate da consumo: ce ne sarà abbastanza? E soprattutto, non è più probabile che in un momento del genere vengano mangiate, anziché seminate? In ogni caso la produzione da seme riprodotto porta delle rese mediamente del 30% inferiori rispetto alla produzione da seme certificato, quindi nella prossima stagione ci sarebbe comunque una forte riduzione della disponibilità di prodotto.

Il terzo scenario, che riguarderebbe solo l’Ucraina e sarebbe comunque realizzabile solo se le ostilità dovessero cessare in fretta, è l’intervento della FAO per distribuire agli agricoltori in Ucraina le patate da semina ora bloccate in UE sfruttando la logistica della Croce Rossa o di eventuali truppe ONU di interposizione, che dovessero venire dislocate sul territorio ucraino per garantire il rispetto di un eventuale “cessate il fuoco”. Sarebbe questo lo scenario più auspicabile, ma i tempi per realizzarlo sono strettissimi e comunque la Russia ne sarebbe esclusa”.

Qualunque sia lo scenario che andrà delineandosi e ritenendo il primo ed il terzo meno probabili, l’unico evento quasi certo è che entrambi i Paesi dovranno fare i conti nella stagione produttiva 2022 con un raccolto di patate ridotto rispetto al fabbisogno, con la conseguente necessità di importare patate da consumo dall’estero in misura molto maggiore al passato per garantire alla popolazione i necessari approvvigionamenti.

Tali importazioni potranno trarre origine da Paesi diversi a seconda della situazione: se la guerra in settembre dovesse essere conclusa, si potrebbe immaginare un export dalla UE verso l’Ucraina (mentre ciò risulta improbabile nei confronti della Russia, dato che molto probabilmente le sanzioni verranno protratte a lungo). In questo caso, quindi l’Ucraina diventerebbe un forte compratore di patate europee, con conseguenze probabilmente molto impattanti sul mercato europeo delle patate da consumo, dato l’enorme fabbisogno ucraino in assenza di produzione propria, o comunque con una produzione propria molto carente.

Non dobbiamo dimenticare infatti che l’Ucraina da sola produce quanto Germania e Francia messe assieme, che sono i primi due paesi produttori di patate da consumo della UE: una carenza di patate in Ucraina, quindi rischia di scatenare un travaso di prodotto dai paesi europei verso l’Ucraina stessa, con conseguenze importanti per il mercato europeo.

Tra l’altro quest’anno si prevedono minori semine di patate in tutta la UE, dati il forte aumento dei costi di produzione (derivanti dall’aumento del costo del gasolio e dei fertilizzanti) ed il mercato molto favorevole alle semine di mais e soia (argomento che svilupperemo più avanti), per cui un eventuale forte import dall’Ucraina si inserirebbe in un mercato europeo probabilmente già sotto rifornito, con conseguente forte aumento dei prezzi.

Se invece, malauguratamente, la guerra a settembre non dovesse essersi conclusa, lo svolgersi delle operazioni belliche renderebbe molto difficile l’instaurarsi di un flusso regolare di merce dalla UE e la carenza di patate in Ucraina non potrebbe essere compensata dalle forniture europee; data l’enorme importanza che hanno le patate nel bilancio alimentare ucraino, la carenza avrebbe quindi un impatto devastante sulla disponibilità di viveri, e gli Ucraini potrebbero trovarsi a dover fare i conti con la fame, se organizzazioni come l’ONU o la FAO non dovessero intervenire per coprire il fabbisogno.

Per quanto riguarda la Russia, si dà per scontato che non potrà contare su importazioni dalla UE, già vietate dal 2014, né probabilmente da aiuti da parte dell’ONU o della FAO, ma potrà presumibilmente contare su forniture da parte della Cina e di altri paesi esportatori come l’Egitto ed il Kazakistan.

L’Egitto, in particolare è il quinto esportatore mondiale di patate e rifornisce di patate primaticce anche molti paesi della UE, oltre al Regno Unito; se dovesse decidere di aumentare le esportazioni verso la Russia, per assicurarsi in cambio le forniture di grano di cui è il primo importatore mondiale, diminuendo di converso le esportazioni verso la UE, andrebbe ad influenzare massicciamente il mercato europeo delle patate novelle.

Le conseguenze sul mercato delle patate derivanti dall’impatto della guerra sulle altre materie prime agricole

Le patate sono, diversamente da altri prodotti ortofrutticoli, sostanzialmente una materia prima agricola fornitrice di amido, la cui importanza sul mercato mondiale è paragonabile a quello di mais, grano e riso.

Russia ed Ucraina rivestono un’importanza enorme anche in questi mercati: la Russia è il 1° esportatore mondiale di grano, mentre l’Ucraina è il 4° e l’Ucraina è anche il 4° esportatore mondiale di mais.

Analogamente a quanto succede per le patate, Cina e India sono gli altri due grandi produttori, ma a causa dell’enorme consumo interno non esportano (anzi la Cina importa moltissimo), per cui gli altri Paesi esportatori di grano e mais sono concentrati in America (in USA e Canada per quanto riguarda il grano ed in USA, Argentina e Brasile per quanto riguarda il mais) e nella UE.

La produzione ucraina e quella russa sono esportate principalmente verso i paesi asiatici ed africani. Il venir meno della produzione ucraina (a causa di mancata semina o perché trattenuta nel paese) rappresenterebbe una catastrofe alimentare per molti paesi importatori del Nordafrica e del Medioriente, che già ora sono in difficoltà in seguito al forte aumento dei prezzi e che dovrebbero rivolgersi altrove per importare il proprio fabbisogno. Ciò stimolerebbe gli altri paesi esportatori (UE in testa) ad aumentare ulteriormente le esportazioni, a prezzi che si manterrebbero comunque elevati a causa di un’offerta inferiore alla domanda.

Il rischio che ciò avvenga sta spingendo alle stelle i prezzi di grano e mais, per cui è probabile che nella UE gli agricoltori vadano ad aumentare le superfici seminate a grano, mais o soia (altra grande materia prima agricola), perché stimolati dall’aumento dei prezzi, a scapito di altre colture annuali industriali come le patate, che tra l’altro necessitano di un investimento molto maggiore in termini di fertilizzanti e trattamenti, oggi molto più costosi rispetto anche solo all’anno scorso.

La conseguenza più naturale sarebbe un calo dell’offerta di patate sul mercato europeo, con conseguente aumento dei prezzi.

Le conseguenze sul mercato delle patate derivanti dall’impatto delle sanzioni nei confronti della Russia, con il blocco delle esportazioni russe di fertilizzanti.

La Russia è il primo esportatore mondiale di fertilizzanti e copre circa il 13% del fabbisogno mondiale; insieme alla Bielorussia, suo alleato, produce il 40% delle esportazioni mondiali di potassio e il 20% di ammoniaca. Inoltre la Russia è il primo esportatore mondiale di gas naturale, elemento fondamentale nella produzione di fertilizzanti azotati. L’importanza della Russia sul mercato mondiale dei fertilizzanti è quindi impressionante. Il secondo produttore mondiale è la Cina.

La Russia, come reazione alle sanzioni e la Cina, per salvaguardare il mercato interno, hanno bloccato l’esportazione di fertilizzanti, il che ha portato ad un forte aumento dei prezzi, anche del 300%, nel giro di pochi mesi.

Inoltre la ventilata esclusione della Russia dal sistema SWIFT renderebbe di fatto impossibile l’acquisto anche se la Russia decidesse di togliere il blocco alle esportazioni.

D’altra parte, la patata è un prodotto che necessita di circa 200 unità di azoto, 100 di fosforo e 300 di potassio per ettaro, il che ne fa una coltura non particolarmente “affamata” di concime, ma che comunque richiede un certo investimento per ettaro, specialmente di potassio, se si vuole mantenere una buona produttività.

Tali elementi ci portano a pensare che un ulteriore aumento del prezzo dei concimi, se non addirittura una vera e propria carenza, il potrebbe portare gli agricoltori a limitarne l’utilizzo, con conseguenze negative sulle rese e sulla qualità della produzione, che porterebbero necessariamente ad un aumento delle quotazioni.

Le conseguenze derivanti da un eventuale blocco delle forniture di gas

Il blocco da parte russo delle forniture di gas avrebbe conseguenze molto importanti sul comparto della trasformazione industriale delle patate, in particolare sulle industrie di patatine fritte surgelate, che sono forti consumatrici di gas e di energia elettrica.

Al momento, grazie ad un vantaggio logistico dato dalla vicinanza delle zone di produzione ai mercati di sbocco, la UE è il primo esportatore mondiale di patatine fritte, la cui produzione si concentra tra Belgio, Francia, Olanda e Germania. Il secondo esportatore mondiale sono gli USA, che però scontano la distanza delle proprie zone di produzione dai mercati di sbocco, rappresentati principalmente dagli stessi paesi della Ue, dai Paesi europei extra-UE e da quelli del Medioriente.

La produzione di patatine fritte richiede un forte consumo di gas per la frittura ed un forte consumo di energia elettrica, la cui produzione è in parte a sua volta collegata alla disponibilità di gas, per la surgelazione del prodotto finito.

Il venir meno delle forniture di gas od un ulteriore aumento del suo prezzo o di quello dell’energia elettrica potrebbe mettere in crisi le industrie europee, che vedrebbero aumentare i costi di produzione rispetto alle imprese americane, le quali ovviamente non dipendono dal gas russo. Una volta che tale perdita di competitività non fosse più compensata dai vantaggi logistici, le industrie europee comincerebbero a perdere quote di mercato a favore delle americane, il che potrebbe portare ad una diminuzione dei ritiri di materia prima ed alla riduzione o addirittura allo storno dei contratti in essere con gli agricoltori europei, con un effetto domino sul mercato che potrebbe far collassare il mercato delle patate per industria, il quale attualmente rappresenta circa il 20% del mercato europeo delle patate. A catena anche il mercato del consumo fresco ne sarebbe colpito.

C’è poi un altro elemento da tenere in considerazione, che non riguarda direttamente il mercato delle patate, ma che potrebbe influire anche su quello: il venir meno del gas russo obbligherebbe i paesi europei ad importare da altre origini, tra i quali i paesi arabi come Algeria e Qatar. Tali paesi sono anche forti importatori di derrate alimentari, l’Algeria in particolare è un forte importatore di grano.

Se dovesse venir meno il flusso di gas russo verso l’Europa ed il flusso di grano ucraino o russo verso l’Algeria ed il Qatar, potrebbe succedere che i paesi europei maggiori produttori di grano, mais e patate, ossia Francia, Olanda, Germania e Belgio decidessero di scambiare forniture di derrate alimentari con forniture di gas.

Potrebbe quindi succedere che certi quantitativi di prodotto venissero distolti dal mercato europeo e destinati ad un maggior export verso paesi fornitori di gas, con conseguente aumento dei prezzi sul mercato europeo.

Da questo interscambio l’Italia, che deve importare sia il gas, sia le patate, rischierebbe di restare tagliata fuori, andando a pagare più cari sia il gas sia le patate.

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