La prima versione del documento, pressoché inapplicata, risale al 2013

24 AGOSTO 2022 Difesa e diserbo https://agronotizie.imagelinenetwork.com/difesa-e-diserbo/

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Secondo la linea guida attualmente in discussione pubblica, è considerato accettabile un livello di riduzione della dimensione delle colonie del 10%, un compromesso necessario per conciliare la disponibilità di mezzi tecnici per l’agricoltura e il rispetto dell’ambiente. – Fonte foto: Geo Lightspeed7 – Wikipedia

Sul portale dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (acronimo inglese Efsa) è stata messa a disposizione per essere commentata sino al 3 ottobre 2022 la nuova linea guida per la valutazione del rischio dei prodotti fitosanitari per le api e altri insetti pronubi, documento che andrà a sostituire la prima versione pubblicata nel 2013 che per una serie di problemi tecnici e pratici non è mai stata adottata ufficialmente, anche se alcuni Paesi membri (ci risultano Belgio e Spagna) ne hanno anticipato l’utilizzo a livello locale.

Se tutto andrà secondo i programmi, la nuova versione riveduta e corretta sarà prossimamente utilizzata per giudicare se gli agrofarmaci sono sufficientemente rispettosi delle api e degli altri insetti pronubi.


Un po’ di storia

I cosiddetti “prodotti regolamentati”, ad esempio gli agrofarmaci, non possono essere commercializzati direttamente, ma occorre ottenere l’autorizzazione dalle autorità preposte (in Italia il Ministero della Salute, negli altri Paesi più frequentemente quello dell’Agricoltura) dietro presentazione di un dossier recante studi che dimostrano che il mezzo tecnico che si vuole autorizzare è sufficientemente efficace e non causa rischi inaccettabili per l’uomo e l’ambiente.

Le metodologie con cui vengono realizzati questi studi sono armonizzate a livello europeo e spesso mondiale.

Gli studi di efficacia identificano – semplificando – le quantità da impiegare per ottenere l’effetto desiderato, ad esempio 100 grammi per ettaro, mentre gli studi degli effetti indesiderati sugli organismi non bersaglio (macro e microrganismi) identificano le conseguenze dell’esposizione a dosi crescenti del prodotto per periodi più o meno lunghi. Queste conseguenze, a seconda della tipologia di studio (acuto o cronico, esposizione singola o ripetuta), sono espresse con grandezze che mettono in relazione la causa (la quantità di prodotto utilizzato) con l’effetto (ad esempio la morte del 50% degli organismi esposti al prodotto). La celeberrima Ld50 non è nient’altro che una quantità in grado di causare la morte del 50% della popolazione esposta al prodotto mediante la via che si vuole saggiare (ad esempio orale o contatto).

La valutazione del rischio calcola inizialmente la quantità di prodotto cui gli organismi non bersaglio vengono esposti quando esso viene utilizzato alla dose rivelatasi efficace. Se questa quantità è inferiore a quella massima tollerabile il rischio è accettabile.

La quantità massima tollerabile si calcola applicando un coefficiente ai risultati degli studi di tossicità e dipende dal tipo di esposizione (ad esempio acuto o cronico) e dal livello di protezione richiesto, che viene fissato dai cosiddetti “risk managers” che quindi definiscono quanto siamo disposti a sacrificare per poter usufruire dei benefici del mezzo tecnico che vogliamo autorizzare.

Questa metodologia, che può raggiungere livelli elevati di sofisticazione, viene applicata in modo graduale: si parte da situazioni più semplici ma lontane dalla realtà (ad esempio con studi di laboratorio) cui si applicano coefficienti molto prudenziali. Se il rischio risulta accettabile non serve andare oltre. Se invece il rischio non risulta accettabile occorre incrementare il livello di realismo, sostituendo gli studi di laboratorio con studi in campo e l’esposizione calcolata con quella misurata.

Ovviamente esiste un livello di realismo che non si può oltrepassare e se anche in queste condizioni il rischio continua a non essere accettabile, anche se si applicano delle mitigazioni, il gioco non vale la candela e il mezzo tecnico non è autorizzabile.

La modalità con cui nella maggioranza dei Paesi Ue si misura il rischio per le api è quanto di più semplice si possa immaginare: basta dividere la dose per ettaro per la tossicità misurata in laboratorio. Se il risultato è inferiore a 50 il rischio è accettabile, in caso contrario occorre incrementare il livello di realismo impostando studi di semi-campo o campo o vietare l’uso del prodotto quando i pronubi sono attivi, tipicamente durante la fioritura.


Prime evoluzioni

La linea guida Efsa del 2013 costituiva un’evoluzione scientifica del criterio appena citato, introducendo ulteriori specie protette (bombi e api solitarie), prendendo in considerazione anche l’esposizione cronica di adulti e larve e offrendo più scenari di esposizione per aderire alla realtà in modo migliore rispetto al vecchio approccio tuttora in vigore.


Purtroppo, i difetti hanno superato ampiamente i pregi e il documento del 2013 non è mai stato adottato ufficialmente a livello europeo in quanto quasi impossibile da applicare, a parte nei casi citati all’inizio dell’articolo. Sono numerose le analisi effettuate da esperti del settore che, applicando alla lettera i dettami della vecchia versione, sono arrivati a evidenziare situazioni palesemente irrealistiche, come quella descritta nell'”Appendice O” della vecchia linea guida, dove potevano risultare necessari studi condotti su aree di 16 km di larghezza e 28 di lunghezza.


Oggi

La versione attualmente in consultazione pubblica è stata stilata sulla base delle reazioni alle problematiche della versione del 2013 e nell’obiettivo della Commissione Europea dovrebbe favorire il delicatissimo equilibrio tra salvaguardia ambientale e disponibilità di mezzi tecnici per l’agricoltura.


In particolare, sembra si sia raggiunta la convergenza sul numero 10, anzi 10%, che rappresenta il prezzo che siamo disposti a pagare in Europa per godere degli indubbi benefici che i prodotti fitosanitari apportano all’agricoltura europea. Il 10% in questione è la massima riduzione accettabile in termini di dimensioni di colonie di api causata dall’utilizzo dei prodotti fitosanitari. Se la nuova linea guida verrà approvata, anzi “notata” a livello Ue, un prodotto fitosanitario potrà essere autorizzato solo se il suo utilizzo non causa il superamento della soglia del 10%.


Arrivare a determinare se un prodotto rientra nella soglia o la supera è tutt’altro che un gioco da ragazzi, come testimoniato dalle 148 pagine di linea guida e dalle 760 di allegati che gli addetti alla filiera dovranno conoscere a menadito per preparare la documentazione per le future autorizzazioni. Sempre che l’attuale versione non subisca la stessa sorte del documento del 2013. Molto dipenderà dalla quantità e dal tenore dei commenti alla bozza in discussione. Il 2023 sarà l’anno decisivo?


Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi

  • Consultazione pubblica sull’aggiornamento della linea guida sulla valutazione del rischio dei prodotti fitosanitari per api e altri pronubi

Fonte: AgroNotizie

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