Pubblicato il 8 settembre 2022

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Stiamo vivendo una fase estremamente preoccupante per la sicurezza alimentare nel mondo; il forte incremento dei prezzi delle materie prime agricole, dei mangimi e dei fertilizzanti iniziato nel 2021 si è ulteriormente aggravato dopo l’invasione russa dell’Ucraina rendendo impossibile il contenimento dei prezzi dei prodotti agroalimentari già nel primo semestre di quest’anno e l’impennata dei costi energetici sta portando ormai molte produzioni al limite della sostenibilità economica e l’inflazione dei prodotti alimentari in doppia cifra.

A questo si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico che continua a sconvolgere il mondo e che quest’estate ha portato una disastrosa siccità in tutta Europa, unita a temperature estreme: i raccolti sono quindi in calo significativo anche all’interno della UE, soprattutto per soia e mais, mentre i raccolti in Ucraina nel 2022 sono, come previsto, molto inferiori a causa sia delle condizioni meteorologiche che delle conseguenze della guerra (perdite di grano per bombardamenti, impossibilità in varie zone di raccogliere e stoccare cereali, mine su circa 4 milioni di ettari coltivabili).

Se quindi da un lato rimangono valide tutte le ragioni per impegnarsi nel contrasto al cambiamento climatico, occorre nel contempo sostenere fortemente le produzioni per evitare scarsità di cibo, prezzi alle stelle e catastrofi umanitarie.

L’Unione Europea, ha mostrato un certo pragmatismo con le deroghe concesse nei mesi scorsi ed ora prorogate fino a tutto il 2023, ai GAEC 7 e 8 della PAC sui divieti alle rotazioni e sul riposo dei terreni, per favorire aumenti delle produzioni cerealicole; sebbene inspiegabilmente sia rimasto il divieto alle rotazioni per mais o soia di cui siamo deficitari, si è comunque scelta una direzione coerente con l’obiettivo di produrre più cibo.

E’ invece del tutto incoerente la proposta avanzata dalla Commissione nel giugno scorso sulla modifica della “Direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi”, poiché i meccanismi di calcolo previsti sono tali da rendere irrealistico e sostanzialmente impossibile il raggiungimento degli obiettivi di riduzione previsti dalla strategia Farm to Fork, oltre ad essere in forte contraddizione perfino con l’obiettivo di sviluppare l’agricoltura biologica e ad essere certamente in rotta di collisione con la necessità di incrementare le produzioni per garantire la sicurezza alimentare.

Vediamo perché. Chi mi conosce sa bene che sono una sostenitrice dello sviluppo del biologico, che sono da sempre favorevole alla riduzione dell’uso degli agrofarmaci e che apprezzo nel complesso la strategia Farm to Fork. Proprio perché la apprezzo e ritengo essenziale fare passi avanti sulla sostenibilità, non posso accettare che si pensi di attuarla con provvedimenti inapplicabili, irrealistici, ingestibili e insostenibili dal settore, perché questo alla fine vorrebbe dire, farla fallire.

La proposta della Commissione, che tra l’altro prevede di trasformare la Direttiva in Regolamento (che quindi ha effetti cogenti immediati, non richiedendo il recepimento degli Stati Membri) è che ogni Stato Membro deve darsi due obiettivi:
Un obiettivo di riduzione percentuale relativo a tutti i fitofarmaci
Un obiettivo di riduzione percentuale relativo a quelli più pericolosi

Tale obiettivo % deve essere calcolato tenendo conto di due elementi:
l’intensità di uso (kg/ha) rispetto alla media europea
la riduzione/aumento già determinato (2015/17 su 2011/13), anche questa ponderata rispetto alla media europea.

Questo criterio, essendo orientato a tener conto degli sforzi di chi si era già impegnato negli anni, appare abbastanza condivisibile, anche se non è chiaro il perché non siano stati considerati il 2018 ed il 2019, anni in cui, anche grazie alle politiche comunitarie, le superfici coltivate a biologico sono aumentate moltissimo in Europa, contribuendo quindi alla riduzione dell’uso di agrofarmaci.

Il problema però è che, dalle prime simulazioni, verrebbero richieste a molti Stati Membri, fra cui l’Italia, riduzioni superiori al 60%, maggiori quindi dello stesso obiettivo UE già molto ambizioso del 50%. In particolare per l’Italia si configurerebbe una riduzione del 62%, http://www.corriereortofrutticolo.it/2022/09/01/fitosanitari-lue-chiede-allitalia-un-taglio-del-62/sull’obiettivo 1 e del 54% sull’obiettivo 2.

Il dato è sorprendente ed apparentemente inspiegabile, soprattutto pensando all’Italia, che fra le agricolture forti della UE è quella con la percentuale maggiore di SAU biologica e dove in molte regioni e filiere da decenni si applicano tecniche di agricoltura integrata e, più recentemente, di agricoltura di precisione che permettono fortissimi risparmi di agrofarmaci.
Ho quindi cercato di capire, scoprendo che i consumi di agrofarmaci per ettaro risultano molto alti perché nel conteggio sono compresi, ad esempio, anche rame e zolfo che, come noto, sono le principali sostanze ammesse ed utilizzate proprio in agricoltura biologica.

Siamo quindi al paradosso: l’inclusione di due elementi utilizzati per un’agricoltura che la Strategia Farm to Fork chiede – giustamente – di incrementare fino al 25% della SAU e che sostiene in ogni altra sua politica (Pac, promozione ecc.) finisce per boicottare lo stesso incremento del biologico e per pesare sugli obiettivi di riduzione per altre produzioni che non ne fanno uso, configurando uno scenario di totale impossibilità di raggiungere gli obiettivi di maggiore sostenibilità della nostra agricoltura.
Purtroppo i provvedimenti di semplificazione delle autorizzazioni degli agrofarmaci a base biologica, su cui il grosso dell’industria del settore sta puntando e che certamente potranno aiutare a sostituire alcuni pesticidi, sono stati approvati solo due giorni fa e quindi ci vorrà tempo perché diano dei risultati. La stessa normativa sulle Nuove Tecniche Genetiche non OGM, quanto mai necessaria di fronte alle sfide del cambiamento climatico ed utile per la riduzione dell’uso dei fitosanitari, è attesa per il 2023.

Nel frattempo per molte colture, fra cui parecchie ortofrutticole, il cambiamento climatico ha portato nuove patologie e nuovi parassiti ed insetti dannosi ed in molti casi non ci sono alternative efficaci ai rimedi attualmente utilizzati, per cui la riduzione drastica degli agrofarmaci si tradurrebbe in cali molto significativi delle produzioni, con conseguente danno alla sicurezza alimentare ed aumento vertiginoso dei prezzi.

Siamo quindi di fronte ad una palese contraddittorietà fra provvedimenti ed obiettivi comunitari che deve essere corretta al più presto.
La sicurezza alimentare dell’UE è sempre stato l’obiettivo centrale della PAC e di tutte le politiche agricole europee ed in questa fase è esposta a rischi seri e d’altra parte la sostenibilità è tale se c’è anche la componente economica, per cui bisogna intervenire ripristinando realismo e misure efficaci.

Entro il 12 settembre dovranno essere presentati emendamenti alla proposta di Regolamento ed occorre quindi che tutte le rappresentanze settoriali, le AOP ed il mondo produttivo in generale si impegnino, con i rispettivi governi, per proporre correttivi motivati e supportati da dati credibili.
La Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo ha ben presente il problema e l’On. Paolo De Castro è già intervenuto pubblicamente denunciando la schizofrenia del provvedimento.http://www.corriereortofrutticolo.it/2022/09/01/fitofarmaci-de-castro-attacca-ue-schizofrenica-sui-targe-riduzione/
AREFLH sta facendo la sua parte grazie all’impegno dei servizi fitosanitari delle Regioni associate e dei tecnici delle AOP del Collegio dei produttori, che ha permesso di preparare un documento di posizione molto articolato già trasmesso ai servizi della Commissione: il 28 settembre prossimo abbiamo appuntamento con i funzionari della DG SANTE che seguono il provvedimento per confrontarci nel merito e supportare le nostre proposte.

Simona Caselli

presidente Areflh