separazione del grano

Costi produzione

“Dinamiche di breve e lungo termine, effetti degli aumenti dei costi e prospettive per le imprese della filiera” il tema al centro del workshop conclusivo di un ciclo di incontri organizzato dalla RRN.

Il Ciclo di Workshop “L’agricoltura italiana di fronte alla crisi internazionale: energia e commercio”, organizzato dal CREA-Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia nell’ambito della Rete Rurale Nazionale, si è concluso mercoledì 13 luglio, con un ultimo incontro dedicato a “I costi correnti di produzione dell’agricoltura. Dinamiche di breve e lungo termine, effetti degli aumenti dei costi e prospettive per le imprese della filiera”.  

L’incontro ha inteso analizzare gli effetti sui risultati economici delle aziende agricole italiane e sulle filiere produttive degli incrementi dei costi di produzione conseguenti alla particolare situazione di mercato e all’aumento dei costi energetici. Si è quindi articolato in due sessioni: nella prima, coordinata da Luca Cesaro, responsabile nazionale della Indagine RICA, sono stati presentati i risultati di alcuni studi sugli effetti della crisi energetica condotti da CREA-PB e da ISMEA, mentre nella seconda sessione si tenuta una tavola rotonda moderata dal prof. Filippo Arfini dell’Università di Parma, nella quale è stato dato spazio alle Organizzazioni professionali, agli operatori nei servizi di contoterzismo e all’ISTAT, per analizzare le dinamiche in atto e i possibili interventi di politica agricola da intraprendere.

GLI EFFETTI DELLA CRISI ENERGETICA

La relazione iniziale, tenuta da Antonio Giampaolo (CREA-PB), ha analizzato gli effetti della crisi energetica e della guerra in Ucraina sui costi e sui risultati economici delle aziende agricole italiane, a partire dalle simulazioni svolte sui dati medi di redditi e costi desunti dalla rete contabile per il periodo 2016-2020 e che hanno rappresentato la “baseline”, rispetto alla quale sono stati confrontati i risultati dello scenario simulato, con costi stimati al primo quadrimestre del 2022. Quali fonti dei dati relativi agli incrementi dei prezzi pagati dagli agricoltori sono state utilizzate alcune fonti ufficiali (il MISE per i carburanti e le borse merci delle principali CCIAA per i fertilizzanti), unitamente ad informazioni raccolte dai siti web di venditori di prodotti fitosanitari e fertilizzanti, o ancora indicazioni fornite da interviste a testimoni privilegiati. 

Le variazioni così rilevate mostrano un incremento medio dei costi correnti aziendali di circa 17 mila euro, quasi metà del quale dovuto ai maggiori costi dei fertilizzanti e a seguire degli alimenti per il bestiame e del gasolio agricolo, mentre rimane marginale l’incremento dei costi per le sementi, per i servizi agromeccanici e per i prodotti fitosanitari.

Data la rilevanza degli effetti dell’aumento dei prezzi dei mezzi tecnici sui costi di produzione delle aziende agricole, seppur con forti differenziazioni tra le specializzazioni produttive, caratteristica che appare determinante nel condizionare i risultati economici, il perdurare di questa situazione potrebbe compromettere pesantemente la sostenibilità economica e la permanenza nel mercato di molte aziende agricole, con effetti rilevanti su alcune specializzazioni produttive. Inoltre, appare inevitabile che l’aumento dei prezzi dei mezzi tecnici accentui fenomeni inflattivi, che appaiono già in atto. Conseguentemente, in assenza di adeguate politiche di sostegno, sarà fortemente a rischio l’esistenza di aziende agricole che già oggi presentano Valore Aggiunto e/o Reddito netto negativo. 

LE PROSPETTIVE PER LE IMPRESE

Antonella Finizia (ISMEA) si è concentrata sulle dinamiche di breve e lungo termine dei costi di produzione in agricoltura e sulle prospettive per le imprese della filiera agricola. Il rimbalzo economico registrato dopo la pandemia ha fatto registrare una forte domanda di materie prime, con tensioni su petrolio, minerali e metalli, accompagnata da una crescita dei prezzi agricoli già nel 2021, insieme agli energetici e ai fertilizzanti. L’Indice Ismea dei prezzi dei mezzi correnti per le coltivazioni mostra un incremento nei primi 5 mesi del 2022, pari al 22,9% rispetto allo stesso periodo del 2021. Le voci di spesa che registrano gli incrementi più significativi rispetto a gen-mag’21 sono: prodotti energetici (59%); concimi (40%); servizi agricoli (37,5%); per gli allevamenti l’Indice Ismea registra nei primi 5 mesi del 2022 un incremento del 17,8% rispetto allo stesso periodo del 2021 (prodotti energetici +68,1%, mangimi: +23,3%, animali da allevamento +9,7%). 

DIMINUISCE LA FIDUCIA DELLE IMPRESE

La crisi ha avuto un evidente impatto sulla fiducia delle imprese agricole. Le imprese del Nord-Ovest hanno registrato il clima di fiducia più basso, con la zootecnia da carne che, anche nel secondo trimestre di quest’anno, ha fatto segnare una diminuzione più marcata dell’indicatore (-23,4 rispetto a -12,1 del panel totale); livello è molto basso anche per gli allevamenti da latte. Sono pessimisti anche gli operatori dei seminativi, dell’olio e delle altre legnose, mentre l’unico settore con indice di segno positivo è quello vitivinicolo. Le incertezze del contesto economico-politico si ripercuotono anche sulle aspettative relative all’evoluzione degli affari aziendali nei prossimi due-tre anni, che risultano negative soprattutto per gli allevatori. A giugno, il 70% delle imprese agricole intervistate sostiene di aver incontrato delle difficoltà nella gestione dell’attività aziendali nel corso del trimestre (era il 58% a marzo). Il principale fattore critico è stato l’aumento dei costi correnti, seguito dalle condizioni metereologiche, dai problemi per la ricerca di personale e nel reperimento di input e beni intermedi. Anche nell’industria alimentare è molto rilevante la quota di imprese che ha riscontrato difficoltà nei primi due trimestri del 2022, pari a due terzi di quelle intervistate. Tali criticità sono riconducibili soprattutto all’incremento dei costi e ai problemi di approvvigionamento delle materie prime, dei materiali di consumo e dei servizi, in pochi casi al calo della domanda. Guardando al mercato finale, è necessario sostenere la fiducia per favorire la resilienza delle imprese, contrastare l’istinto di «ripiegamento» e abbandono dell’attività, che potrebbe manifestarsi soprattutto nel medio termine. 

LE PREOCCUPAZIONI DELLE ORGANIZZAZIONI DI SETTORE

I partecipanti alla successiva tavola rotonda hanno evidenziato cosa sta succedendo effettivamente sul piano operativo, presso le aziende agricole, rispondendo alla domanda di come l’aumento dei fattori produttivi può condizionare le scelte produttive e gestionali nelle aziende agricole. Secondo Riccardo Fargioni (Coldiretti) non si può prescindere dalla necessità del nostro Paese di soddisfare il proprio fabbisogno di prodotti agricoli, cereali in particolare. Le pratiche speculative aggravano la situazione delle imprese agricole italiane, che non può essere risolta attraverso una maggiore intensificazione produttiva, dovendo operare nel rispetto delle prescrizioni della politica comunitaria; potrebbero invece risultare utili i contratti di filiera. La PAC post 2023 non può non tener conto delle nuove emergenze, dalla crisi climatica a quella geopolitica, come pure salvaguardare le produzioni agricole comunitarie, realizzate nel rispetto dei criteri di sostenibilità, anche ambientale e sociale.

Domenico Mastrogiovanni (CIA) approva l’impiego di indagini come quelle condotte da CREA e da ISMEA per l’analisi di emergenze congiunturali e plaude all’iniziativa in questione. Tali iniziative, afferma, non devono essere sporadiche ma essere più sistematiche. Evidenzia inoltre come non sia in difficoltà solo la resilienza delle aziende, ma anche la loro sopravvivenza futura, a causa dell’impossibilità di fare nuovi investimenti e di rinnovarsi; lo dimostra la riduzione delle unità produttive segnalata dall’ultimo censimento agricolo. Sollecita, infine, una riflessione su come meglio utilizzare le informazioni raccolte per innovare le politiche settoriali, per renderle più flessibili e adatte alle nuove emergenze. L’incontro, secondo Vincenzo Lenucci (Confagricoltura), è un ottimo esempio di policy, anche perché evidenzia la straordinarietà dei fenomeni in atto (effetti della pandemia, dell’aumento dei costi e del conflitto russo-ucraino). Circa i comportamenti degli imprenditori, a fronte dell’atteggiamento assunto da oltre metà delle aziende agricole italiane, di subire la situazione considerandola passeggera, esiste una porzione, magari minoritaria, capace di cambiare e adeguarsi ai fenomeni congiunturali, attraverso innovazioni e diversificazione.

Riguardo alle politiche, suggerisce di cambiare il modello agricolo nazionale e internazionale, rendendo la PAC più flessibile. Il nuovo modello andrebbe basato su investimenti, tecnologie e ricerca, mettendo al centro la produzione agricola, un reddito equo e stabile degli agricoltori e la disponibilità di cibo sufficiente e a prezzi abbordabili, eliminando pregiudizi e vincoli alla crescita delle imprese e incentivando la ricerca e il trasferimento delle conoscenze. Matteo Tamburelli (Consiglio Nazionale degli Agromeccanici) conferma la stima di un aumento dei costi di produzione delle aziende agricole di almeno il 50%, condizione che penalizza fortemente la loro redditività, ma anche quella dei servizi agromeccanici. L’agricoltura di precisione e l’agricoltura conservativa potrebbero aiutare a raggiungere livelli produttivi soddisfacenti, specie in un contesto di cambiamenti climatici. Alle politiche si chiede una riduzione delle accise sui mezzi tecnici e sui servizi e l’introduzione di sostegni a favore degli agricoltori, piuttosto che puntare su soluzioni quali il credito di imposta.

Infine, Roberto Gismondi (ISTAT) partendo dagli ultimi dati censuari, evidenzia la forte flessione delle aziende agricole (-430 mila aziende in 10 anni!), segno di un processo irreversibile. Per contrastare questi processi potrebbe essere utile modernizzare i sistemi produttivi delle aziende agricole (informatizzazione, nuovi investimenti e metodi di produzione sostenibili). In tal senso si registra un forte incremento di aziende agricole coinvolte nella produzione di energia da fonti rinnovabili, come pure cresce la diversificazione delle attività produttive aziendali. Le politiche di settore devono agevolare la realizzazione di investimenti, mentre bisognerebbe scoraggiare la permanenza di pratiche non virtuose (sistemi produttivi ad alto impatto ambientale, ricorso a lavoro non regolare). 

Luca Cesaro 
Antonio Giampaolo 
Alfonso Scardera 
CREA-PB

PianetaPSR numero 117 ottobre 2022

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