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Pubblicato il 7 settembre 2022

La proposta di regolamento UE sull’uso ‘sostenibile’ dei pesticidi riesce a mobilitare tutto il mondo dell’ortofrutta italiana, privato e cooperativo, in una bocciatura senza appello, sottoscritta da Aci-Alleanza cooperative (Vernocchi), Assomela (Magnani), CSO Italy (Bruni) e Fruitimprese (Salvi).

La protesta si materializza in una lettera inviata il 5 settembre al ministro Patuanelli, al capodipartimento Giuseppe Blasi e al dirigente del fitosanitario Bruno Caio Faraglia. La sintesi è nelle righe finali: “In conclusione, la attuale proposta di Regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi è inaccettabile sia dal punto di vista formale che sostanziale e si chiede che sia completamente rivista e riformulata, su basi scientifiche solide, con stime di impatto adeguate, facendo ricorso al dovuto senso di responsabilità – Istituzioni incluse – per garantire innanzitutto la necessaria vitalità economica da cui consegue una effettiva salvaguardia dell’ambiente e per garantire disponibilità di prodotti italiani ed europei controllati, garantiti e sicuri a prezzi equi per i consumatori”.

Lo stesso mondo produttivo chiede di essere maggiormente coinvolto “nei processi decisionali che possono avere ricadute significative sul mondo della produzione” confermando “l’impegno per continuare a produrre in sicurezza salvaguardando l’ambiente ed il territorio”.

La lettera, lunga e articolata (che qui si allega in originale)http://www.corriereortofrutticolo.it/wp-content/uploads/2022/09/Lettera__SUR_x-Mipaaf-05_09_2022.pdf , della proposta di regolamento comunitario (che ha già messo a subbuglio il mondo produttivo agricolo, leggi news) http://www.corriereortofrutticolo.it/2022/09/06/taglio-ai-pesticidi-settore-insorge-inaccettabile-lettera-al-mipaaf/ mette in evidenza l’impianto di fondo “frutto di scelte e valutazioni assolutamente lontane ed avulse dalla realtà concreta in cui quotidianamente lavorano migliaia di agricoltori italiani ed europei”.

Queste contestatissime “scelte e valutazioni” si riassumono in 5 richieste che vengono rispedite al mittente:   drastica riduzione delle sostanze attive; incremento sproporzionato degli adempimenti burocratici e dei costi connessi; definizione di Aree sensibili dove non è possibile utilizzare prodotti fitosanitari;  debolezza delle motivazioni scientifiche;  assenza o carenza di stime di impatto necessarie per comprendere le conseguenze del provvedimento.

In particolare la richiesta all’Italia del taglio “di ben il 62% dei prodotti fitosanitari chimici, senza chiare basi scientifiche” non è oggettivamente ed economicamente sostenibile “senza avere a disposizione valide ed efficaci alternative che possano essere applicate su larga scala. Inoltre, a nostro parere, le richieste e le conclusioni devono essere scientificamente supportate da dati oggettivi, anche riguardo alla correlazione tra salute ed impiego di fitofarmaci, o da valutazioni di impatto affidabili a livello tecnico, agronomico ed economico”.

Inutile dire che la proposta non tiene conto degli sforzi fatti fin dagli anni ’90 dagli agricoltori italiani, “nella riduzione dell’utilizzo dei prodotti chimici, tanto che in molti areali di produzione l’applicazione delle tecniche a basso impatto ambientale, come la produzione integrata o il biologico, ha raggiunto oltre il 90%, con margini di sicurezza assolutamente significativi testimoniati da livelli di residui ampiamente inferiori ai limiti normativi. Tutti questi sforzi vanno tenuti in considerazione e portati a valore. Parallelamente devono essere disponibili valide alternative, facilmente reperibili e con costi proporzionati. Il mondo della produzione è fortemente impegnato nella difesa dell’ambiente e, tra le  altre soluzioni, sostiene le nuove tecniche genomiche, come valide alternative all’utilizzo di prodotti chimici più pericolosi. Al momento però i prodotti di tali tecniche sono vietati da una legislazione europea più aperta alle ideologie che vicina alle esigenze pratiche dei produttori e dei cittadini”.

Insomma la bomba è scoppiata. Ci risulta che entro metà settembre dovranno essere presentati emendamenti a questa proposta di regolamento, quindi è necessaria una ampia mobilitazione da parte di tutte le rappresentanze di settore. Il ministero – pensiamo – dovrebbe raccogliere tutte le istanze e rappresentare a Bruxelles la protesta e la proposta del mondo dell’ortofrutta italiana. La Commissione Agri dell’Europarlamento è mobilitata (De Castro ha definito questa proposta ‘schizofrenica’).  Anche AREFLH si sta muovendo ed ha pronto un position paper sull’argomento.  (Lorenzo Frassoldati)