fosfiti

Come era stato preannunciato (pur garantendo a tutti noi la giusta dose di brivido!), lo scorso 31 dicembre 2022 è stato pubblicato il tanto atteso DM n. 658304 del 22 dicembre 2022 che proroga fino al 31 dicembre 2025 i limiti di de-certificazione dei prodotti biologici in caso di contaminazione accidentale e tecnicamente inevitabile dovuta all’acido fosforoso.

È bene ricordare che già un precedente Decreto del 10 luglio 2020 intervenne in extremis per risolvere la ormai drammatica gestione dei residui di acido fosforoso nei prodotti biologici, definendo un periodo transitorio, valido fino al 31 dicembre 2022, nel corso del quale sono stati applicati i seguenti limiti:

  • Acido fosfonico ≥ 1 mg/Kg per le colture arboree
  • Acido fosfonico ≥ 0,5 mg/Kg per le colture erbacee

Obiettivo originario del legislatore, scaduto tale periodo transitorio, era abbassare drasticamente la soglia di de-certificazione fino a 0,05 mg/Kg, corrispondente a quello che era identificato il limite di rilevabilità quantitativo (LOQ) del metodo ufficiale.


Tale soglia definitiva (qualcuno l’aveva ribattezzata “tombale”) doveva a quel punto essere applicata indistintamente per tutti i casi di contaminazione accidentale da acido fosforoso, sia nelle colture arboree che nelle colture erbacee.


Nel giro di breve tempo è apparso chiaro a tutti che tale obiettivo poteva rivelarsi un vero e proprio boomerang, in grado di generare gravi danni in diversi settori produttivi del biologico italiano; primo fra tutti quello vitivinicolo dove, peraltro, per motivi fortunatamente ora in buona parte chiariti proprio grazie ai progetti BIOFOSF e BIOFOSF-WINE del CREA, si rilevano ancora molto frequentemente contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili ben superiori alla soglia “capestro” di 0,05 mg/Kg.


La dott.ssa Alessandra Trinchera, ricercatrice del CREA Agricoltura e Ambiente e coordinatrice di entrambi i progetti, presentando gli ultimi aggiornamenti del progetto BIOFOSF-WINE  in occasione del Sanatech 2022, aveva già evidenziato come oltre alla già dimostrata residualità a lungo termine dei fosfiti (ben oltre i normali tre anni di conversione previsti dalla normativa) e le possibili contaminazioni dovute alla presenza di residui di fosfiti negli stessi mezzi tecnici ammessi in agricoltura biologica, nel vino, possono giocare un ruolo determinante anche i coadiuvanti di fermentazione.


I ricercatori del CREA hanno, infatti, verificato che il fosfato biammonico e alcuni lieviti possono contenere fosfito e, in molti casi, rappresentano il motivo reale della presenza sistematica di acido fosforoso nei vini.


Una ulteriore aggravante è rappresentata anche dalla sostanziale unicità della situazione italiana rispetto ai nostri vicini europei. In buona parte degli altri Paesi Membri, infatti, non sono fissate delle soglie di de-certificazione di legge e, in particolare nei casi di rilievo di acido fosforoso, è previsto esclusivamente lo svolgimento di indagini volte all’accertamento della corretta applicazione del metodo biologico.


Il principio di libero scambio, peraltro, ci impone di accettare prodotti biologici provenienti da altri paesi membri anche se contengono residui di acido fosforoso superiori ai limiti analitici fissati dalle disposizioni italiane; il tutto ovviamente a condizione che l’autorità di controllo competente, fatti i dovuti accertamenti e indagini, abbia accertato l’accidentalità dell’evento.


La proroga dei limiti previsti dal cosiddetto “regime di deroga” prevista dal DM del 10 luglio 2020 è stata richiesta a gran voce negli scorsi mesi come un atto dovuto e impellente, in un percorso condiviso da associazioni di produttori, organismi di controllo e altri stakeholder.


Un provvedimento che ci toglie dall’affanno e ci lascia un po’ di respiro fino al 2025 ma che certamente non rappresenta la soluzione reale al problema che, secondo molte associazioni di settore, dovrà puntare ad una rivisitazione complessiva dell’impianto del DM 309/2011 e dell’approccio “italiano” alle contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili dei prodotti fitosanitari in agricoltura biologica.
Lo stesso decreto rimanda ai futuri risultatati del progetto di ricerca CREA “Sistemia del fosfito nelle colture biologiche da contaminazioni accidentali o volontarie – BIOFOSF-CUBE” finalizzato allo studio dei fenomeni di degradazione dell’acido fosfonico all’interno dei tessuti vegetali e di altri aspetti collegati alla problematica della contaminazione da fosfiti dei prodotti biologici.

ATTENZIONE!
Il precedente Decreto del 10 luglio 2020 prevedeva un regime di deroga particolare per il vino anche in caso di rilievo di residui di acido etil-fosfonico (vedi allegato II punto 6).
Tale deroga, valida sempre fino al 31 dicembre 2022, permetteva di applicare il limite di 0,05 mg/kg anche in caso di rilevazione l’acido-etilfosfonico nei vini tenuto conto della possibile trasformazione dell’acido fosfonico in etil-fosfonico a causa della presenza di etanolo nei trasformati enologici.
Tale scadenza pare non essere stata prorogata con questo nuovo decreto, probabilmente in coerenza con i risultati del progetto BIOFOSF-WINE dove, in tutti i campioni di vino oggetto di analisi, anche nelle situazioni di maggiore criticità e stress sul prodotto, i valori di acido etil-fosfonico non hanno mai superato il limite critico di 0,01 mg/Kg già previsto per le altre tipologie di prodotti.

https://www.bioagricert.org/it/notizie/notizie-normativa/355-anno-nuovo-fosfiti-vecchi.html